Antoniotti, Bramaterra con amore

Biella era, ed è, conosciuta come la città della lana: i filati e i tessuti pregiati prodotti tra le sue colline hanno vestito, nel corso dei decenni, famiglie reali e capi di stato. Biella, però, non è solo lana. Sulle sue colline si può trovare anche un altra eccellenza. Forse non ci crederete, ma Biella è anche città del vino. Più precisamente ci troviamo sulle tra Cossato e Gattinara, dove la più nobile delle uve, il nebbiolo (sì, proprio quello del barolo), viene coltivata e unita a varietà autoctone per produrre vini come il Bramaterra, il Lessona, il Coste della Sesia… La scorsa estate, mentre ero di ritorno da una gita in Valsesia, mi è tornato in mente il nome di Odilio Antoniotti, ricordando di aver letto ottime recensioni sul suo Bramaterra. Decido, così, di fare una deviazione verso Ca’ del Bosco, piccola frazione del Comune di Sostegno. Il Bramaterra è un vino d.o.c., un cru (volgarmente un mix) di nebbiolo, bonarda o vespolina e croatina, invecchiato almeno due anni. Per potersi fregiare della denominazione, i vitigni devono provenire da uno dei sette Comuni del consorzio (Masserano, Brusnengo, Curino, Roasio, Villa del Bosco, Sostegno, Lozzolo). L’azienda agricola Antoniotti, al momento, è sul mercato con l’annata del 2013. Con l’ultima annata presentata, quelle del 2012, Odilio e suo figlio Mattia hanno vinto importanti premi come i Cinque Grappoli di Bibenda (rivista del Centro Internazionale per la Cultura del Vino e dell’Olio) e i Quattro Tralci della guida Vitae (Associazione Italiana Sommelier).

Come si fa a non restare incantati dal Bramaterra di Antoniotti? E come si fa a non voler subito bene al suo creatore Odilio? Una volta arrivato in paese, chiedo a un passante di indicarmi la strada per la cantina, lui mi invita subito ad entrare nel museo del Bramaterra allestito nell’ex asilo e intitolato a Don Paolo Antoniotti parroco della Frazione tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, che fu il promotore della viticoltura. Incontro Odilio proprio lì,  intento a presentare le sale ad alcuni turisti. Nel museo sono conservati antichi strumenti di lavoro (torchio, pigiatrici, tini,  brente,  botti, etc.) ed è possibile  consultare la documentazione storica sulle tradizioni vitivinicole locali. Mi presento e chiedo gentilmente di poter acquistare qualche bottiglia. Lui mi invita a visitare la sua cantina poco distante da lì.  Dopo pochi minuti mi ritrovo nella penombra umida del sottosuolo e il mio naso prende confidenza con i profumi di terra e di vinaccia, sentendomi come se fossi nella cantina di mio nonno. Odilio mi spiega nel dettaglio il suo metodo di produzione, mi parla delle sue vigne, delle caratteristiche del suolo e delle proprietà che questo dona al vino. Scende nel dettaglio e parla di colline di terra argillosa e di altre di terra sabbiosa. Il suo sguardo è vivissimo mentre mi confessa di concimare le viti in modo completamente naturale, utilizzando la cenere raccolta dalla sua stufa a legna, senza usare pesticidi ma curandole esclusivamente con verderame e zolfo. Pensando a tutta la lavorazione dietro al Bramaterra di Antoniotti credo che la fatica spesa nel suo lavoro sia pari alla passione che mi trasmette. Questa passione è stata tramandata a suo figlio Mattia che, oltre a dargli una mano in vigna, lo aiuta a mantenersi al passo con i tempi gestendo le pubbliche relazioni e i social network ai tempi della comunicazione 3.0.

Quello che si intuisce dalla nostra discussione è che Odilio non ti racconta storie per venderti il suo vino, ti racconta anni di fatiche spinto dall’entusiasmo per la sua creatura. Sentendolo parlare dei suoi tini, vecchi di cento anni e scavati nel tufo, il tempo intorno a noi si ferma. Credo proprio che quando berrò il suo vino mi torneranno in mente tutte le sensazioni provate in quelle due ore in cantina. Il tempo volta, purtroppo: al termine della nostra chiacchierata saluto Odilio a malincuore e torno a casa con due ottime bottiglie (una di Bramaterra e una di Coste della Sesia), ma soprattutto con la consapevolezza di aver conosciuto una persona genuina come poche.

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