Telegram, comunicazione energetica concentrata

Avete presente i colpi di fulmine? Ecco, quello con i Telegram è stato un colpo di fulmine: merito della mia mania di passare interi pomeriggi nei negozi di dischi a curiosare, cercare, spulciare nome per nome gli scaffali dell’alternative rock, specialmente quello britannico. Capita, così, che in un paesino di 8000 abitanti (Totnes) sperduto nelle campagne del Devon, in Inghilterra, mi ritrovai in uno dei negozi di dischi più bello del mondo (The Drift). In uno dei miei pomeriggi nerd inglesi, tra una ale e un cream tea, mi trovai davanti a una copertina scarna, nera, con un nome apparentemente banale: fu amore al primo ascolto. I Telegram sono, soprattutto musicalmente, tutto quello che si può recuperare dagli anni ’70: facce sbarbate, capelli lunghi, giacche di pelle e scarpe a punta. Solite canzonette indie? Forse, ma sono talmente tante le influenze che questi quattro ragazzotti gallesi che non è possibile recintarli dentro una definizione circoscritta. Appena ho saputo del loro concerto a Torino (la mia città!!!), al Samo, mi sono fiondato ad intervistarli. Loro sono stati davvero squisiti, rispondendo a tutte le mie domande con molta gentilezza e accogliendomi come se fossi un vecchio amico.

La vostra musica è descritta in molti modi: un mix di indie, showgaze, proto-punk, kraut-rock, psichedelia…voi come la descrivereste?

Sì, i media tendono ad accostarci le influenze più disparate, avvicinandoci a moltissimi generi musicali anche molto diversi tra loro. A noi piace riassumere la nostra musica usando solamente tre parole ma molto significative: comunicazione energetica concentrata.

Quali sono le vostre band e i vostri artisti preferiti? Quali vi hanno ispirato di più?

Ognuno di noi ha i propri artisti preferiti, ma le nostre passioni comuni si possono trovare nel glam rock, nel punk newyorkese anni ’70 e nel meglio della scena post punk. Non facciamo nomi perché la lista sarebbe troppo lunga.

Non è la prima volta che suonate in Italia, vi piace? Cosa ne pensate del pubblico italiano?

Amiamo l’Italia e l’Europa in generale, il pubblico è molto più passionale  di quello britannico. Il Regno Unito ha molto di cui vergognarsi ultimamente…

Il vostro primo LP, Operator, è uscito un anno fa. Dopo un anno, siete soddisfatti delle vendite e dell’accoglienza del pubblico nazionale ed internazionale?

Non siamo mai pienamente soddisfatti, quando inizi a sentirti troppo soddisfatto di quello che fai vuol dire che stai smettendo di sforzarti per migliorare e svilupparti: quando le cose vanno così è meglio farla finita.

Al momento state lavoranto a qualche canzone nuova? Potete anticipare qualcosa?

Sì, stiamo concependo il nostro secondo “figlio”: sarà una versione più bella, interessante e intelligente del suo “fratello maggiore”, che sarà presto dimenticato e rinnegato.

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