Niccolò, Jacopo, Truffaut e Guccini

Tra le tante band che affollano il panorama musicale indipendente italiano, ce n’è una che spicca per citazioni particolarmente colte e filosofiche e originalità degli arrangiamenti. La Scapigliatura è formata da due fratelli originari della provincia di Cremona: Niccolò (voce e chitarra) e Jacopo Bodini (chitarre). A differenza di tanti altri “fratelli in affari”, loro vanno d’amore e d’accordo e fanno parte di una famiglia numerosa e molto affiatata: Niccolò studia giurisprudenza a Milano ed è attivo da molti anni nel campo dell’arte e dell’editoria mentre Jacopo vive a Lione e alla musica unisce la filosofia, che sta approfondendo con un dottorato di ricerca nella città francese. Dopo l’uscita del loro primo e omonimo album, nel 2015, è arrivata anche la consacrazione nazionale nella musica d’autore, con la conquista della Targa Tenco alla miglior opera prima. Ma…di cosa parlano le canzoni dei due “scapigliati”? E soprattutto, come nascono? Abbiamo approfondito la faccenda con “il milanese” Niccolò.

Tenera è la notte è il titolo di un romanzo di Francis Scott Fitzgerard, ma anche quello di una delle vostre canzoni. Nel testo ritrovo il tema del tradimento ma anche della nostalgia e della malinconia. Vi siete ispirati al libro o avete solo preso spunto per il titolo?

Tenera è la notte è la nostra prosecuzione ideale del romanzo di Fitzgerald: dopo una storia d’amore che si nutre di follia e razionalità, dagli ultimi capitoli si denota una certa amarezza ma non si capisce bene come vadano a finire effettivamente le cose. Io e mio fratello ci siamo immaginati i due protagonisti che, a distanza di molti anni, si ritrovano provando nostalgia per i bei tempi andati e una grandissima malinconia per quello che sarebbe potuto essere ma, in realtà, non è stato. Il nostro testo racconta di come la notte, spesso e volentieri, non sia più tenera come un tempo.

Il tema del tradimento ricorre spesso nei vostri testi (Le donne degli altri)….

Il tradimento è un tema di cui la gente, generalmente, non vuole parlare; anch’io farò finta che la cosa non mi tocchi per evitare di compromettermi. A parte gli scherzi, il tradimento può essere metaforicamente inteso sia come l’idea di desiderare quello che non si ha, sia come un modo per conoscere se stessi più in profondità. Spesso ci imponiamo delle cose solo per darci dei punti fermi in situazioni di incertezza. Sotto sotto, da questo punto di vista, ognuno di noi tradisce le proprie idee. Nel finale de Le donne degli altri riprendiamo, se ci fai caso, il concetto di “desiderio dell’altro” di Jacques Lacan: con questo vogliamo affermare che il desiderio del proprio partner, se è in grado di rinnovarsi e di crescere, è il segreto per rendere infinito un rapporto di coppia; siamo partiti dal tradimento per arrivare a descrivere l’amore eterno.

Le vostre canzoni sono molto cinematografiche, rappresentano perfettamente una sequenza ma soprattutto un’atmosfera. È una cosa cercata?

A prescindere dal risultato musicale, trovo molto interessante la premessa, ovvero il modo di scrivere di entrambi: in questo mio fratello ha uno stile più “scientifico” mentre il mio è più “ricreativo”. Sicuramente siamo appassionati di cinema e amiamo il linguaggio cinematografico: spesso, infatti, riproponiamo tra di noi battute di film che ci piacciono, è un aspetto del nostro carattere. Per rispondere alla tua domanda, possiamo prendere come esempio Appassimento, uno degli ultimi pezzi che abbiamo scritto per il nostro album d’esordio. Appassimento parla di un nostro viaggio in Norvegia. Mentre stavamo tornando, volevamo scrivere una canzone provando a suggestionare i sensi con la musica. Non potendo farlo con le fotografie, abbiamo cercato di riprodurre l’elemento cinematografico del paesaggio norvegese attraverso gli arrangiamenti e le melodie. Da lì in poi ci sono venuti in mente tutti i film dei nostri pezzi e abbiamo capito una cosa: tutte le canzoni, ascoltate dopo un po’ di tempo, le puoi vedere, puoi sentire i movimenti ed i cambi di scena, come se la macchina da presa diventasse elemento centrale del film, giusto per citare Truffaut. Io e Jacopo, in questo, siamo un po’ come il regista/scenografo e lo sceneggiatore che collaborano per completarsi a vicenda.

Durante l’ultima parte del tour, avete inserito un musicista come Gigi Giancursi (ex Perturbazione, ndr) ad arricchire il vostro suono. Quale futuro immaginate per la Scapigliatura? Continuerete con altre collaborazioni?

Da un punto di vista musicale, l’inserimento di Gigi nell’ultima parte di tour ha significato un ritorno alle origini più che un salto verso il futuro: invece di sviluppare il discorso dei synth e dell’elettronica, infatti, abbiamo deciso di ritornare alla formula chitarristica, ci ha aiutati a ritrovare noi stessi. Tutte le belle esperienze che abbiamo fatto in questi tre anni si fonderanno, comunque, nel prossimo disco, l’obiettivo è quello di ottenere un sound che ci renda identificabili, si tratterà di decidere se far prevalere la parte elettronica o la parte più classica e tradizionale. Proprio per questo, una settimana al mese, ci troviamo in una casettina di montagna sperduta per fare delle sessioni dove registrare musiche anche molto lunghe e un po’ particolari; le parole non ci mancano, dobbiamo solo trovare il sound giusto per poter raccontare le cose che vogliamo dire. Per quanto riguarda la band, devo ammettere che in due siamo abbastanza completi, anche se ci piacerebbe integrare qualche componente con l’idea di fare qualcosina in più. Attualmente stiamo lavorando alle canzoni a distanza e questo ci agevola perché siamo entrambi autonomi: tra Lione e Milano c’è una fitta corrispondenza, ognuno lavora sul proprio pezzo e poi ci scambiamo consigli e punti di vista per provare a migliorarlo; a volte passiamo ore intere su Skype a discutere e pesare ogni singola parola!

La storia della musica è piena di fratelli musicisti che, litigando, hanno provocato la fine di band importanti, Oasis su tutti giusto per citare qualcuno. Com’è il tuo rapporto con Jacopo?

Suonare con lui è un vantaggio immenso perché c’è un passaggio di idee molto più veloce. Riprendendo il buon vecchio Seneca, posso dire che abbiamo un habitus mentale affine: abbiamo la stessa filosofia di condivisione della fatica e abbiamo ricevuto la stessa educazione. Tornando anche a Lacan, il problema è lo stesso delle storie d’amore: perché i fratelli Gallagher non funzionano da un punto di vista umano? Perché hanno desideri opposti, entrambi vogliono essere leader. Noi, al contrario, siamo molto bilanciati, raramente vogliamo fare cose diverse l’uno dall’altro, Jacopo ed io abbiamo una consapevolezza immensa dei nostri ruoli e una parità assoluta nella scrittura e nella composizione. In questi due anni in giro per l’Italia siamo sempre stati insieme e non abbiamo mai litigato, qualcosa vorrà pur dire: la musica è stata anche un bel pretesto per fare qualcosa con mio fratello, godendo di tutti i vantaggi che ci ha portato. Un altro aspetto fondamentale che ci rende uniti è la totale serenità rispetto alla competizione ed al successo: potrò sembrare snob ma, come diceva Guccini, “vendere non passa tra i miei rischi”.

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