Slow Edimburgo

A differenza di Glasgow, di Edimburgo non si parla d’altro che della sua grandiosità, dovuta allo sfarzo dei suoi palazzi e a quell’aria di grande capitale che si respira insieme al gelido vento che soffia dal mare. In effetti, l’impressione che si ha una volta usciti dall’imponente Waverley Station, è quella di trovarsi di fronte a una regina (non me ne vogliano gli scozzesi più orgogliosi): da ogni strada risuonano le cornamuse dei buskers, improvvisati o meno, e passeggiando lungo Princes Street, la direttrice che separa la Old town dalla New town, sembra davvero di essere cullati in un’atmosfera fatta di carrozze, soldati a cavallo, dame a passeggio e mendicanti. Uno degli aspetti più importanti di Edimburgo consiste proprio nella sua particolare suddivisione: la città nuova, infatti, è comunque antica e piacevole da visitare.

Partendo con questa introduzione, avrei potuto proseguire scrivendo del Royal Mile (la via principale recentemente dichiarata Patrimonio dell’Umanità Unesco), della Cattedrale di St Giles o del castello che domina l’intera valle circostante. Forse vi sorprenderete, ma di Edimburgo vi parlerò soprattutto di cucina: sì, perché nella capitale scozzese esistono due perle rare che vanno assolutamente provate. La prima, nel cuore della città vecchia, risponde al nome di Larder (Blackfriars Street 15): in questa piccola ma accogliente bottega (nel negozio a fianco c’è la sezione “take away”, il Larder Go) si mangiano solo prodotti locali, scelti accuratamente dallo staff visitando in prima persona i produttori in tutto il territorio scozzese; dalla colazione al pranzo fanno capolino specialità come porridge, salmone, uova, salsicce, formaggi e bevande di qualità rigorosamente selezionata. L’esperienza ha portato alla fondazione di un’impresa sociale con l’obiettivo di promuovere il cibo e la cucina locale a scuola e nella comunità; ogni mese, la Edinburgh Food Social organizza anche un mercatino di produttori artigiani. Il nome Slow Food vi ricorda qualcosa? Sì, perché è proprio in nome della sua filosofia che Larder aderisce al progetto internazionale dell’associazione italiana nata per salvaguardare le specialità territoriali.

La seconda, per par condicio, sarà per forza appartenente alla città nuova. Negli ultimi mesi mi sto appassionando al vegano e, quindi, ecco un altro ristorante vegano: aperto nel 1962 dalla famiglia Henderson, l’Hendersons Cafè è ancora gestito dalla famiglia Henderson. A distanza di più di cinquant’anni, gli eredi ne hanno conservato l’identità genuina, innovandola seguendo le ultime tendenze internazionali. Oggi l’Hendersons Cafè è composto da un negozio/take away (Hendersons Shop & Deli in Hanover Street angolo Thistle Street) e da un ristorante vegano (Hendersons Vegan in Thistle Street) che, da colazione a cena, punta a stupire la propria clientela con piatti ricchi di sapore, colore e fantasia, accompagnati da bevande di frutta fresca rigorosamente fatte in casa. Dulcis in fundo, da qualche tempo “la famiglia” ha aperto anche una sede nella Old town, in Holyrood Road; mai come in questo caso il motto “eat better live better” poteva essere più azzeccato. La risonanza avuta dal suo sviluppo ha portato l’Hendersons a diventare un hub culturale per la città, dove artisti, musicisti, scrittori e attori si ritrovano e dove vengono organizzati eventi come concerti o presentazioni di libri.

Infine, per una vista insolita (ma decisamente piacevole) della Old Town, si può passeggiare nei giardini della Greyfriars Kirk (Chiesa dei Frati Grigi, entrata da Candelmaker Row): da qui è possibile ammirare l’incantevole panorama dei vecchi tetti in pietra delle case passeggiando amorevolmente tra le tombe ottocentesche dei più illustri cittadini di Edimburgo.

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