Gogol Bordello + Dubioza Kolektiv = divertimento assicurato!

Chi mi conosce abbastanza bene sa del mio amore incondizionato per i Gogol Bordello. La mia infatuazione per loro risale all’anno di gloria 2006: era la terza edizione di quello che, allora, era il festival più bello e invidiato d’Italia, il Traffic Torino Free Festival, nella sua location più azzeccata e storica, il Parco della Pellerina. Avevo (sigh!) 22 anni e quel giovedì 13 luglio di undici anni fa si esibirono sul palco insieme a Caparezza, La Phaze e Manu Chao. Da allora la mia fede non ha mai conosciuto battute d’arresto ed è passata attraverso diverse tappe: la più significativa fu quella all’Alcatraz di Milano nel 2007, dove ebbi la fortuna di incontrare la band al termine del concerto, con tanto di poster omaggio e autografi che custodisco gelosamente. A cinque anni dall’ultima esibizione a Colonia Sonora, i Gogol sono tornati a Collegno per infiammare il Flowers Festival, una delle rassegne musicali più interessanti del momento.

I gypsy punkers per antonomasia si sono rivelati più in forma che mai, guidati come al solito da un carichissimo e infaticabile Eugene Hutz, sempre pronto ad infiammare i suoi adepti. La scaletta ha dato spazio a tutta la carriera della band: dagli esordi fino ai brani di Seekers and Finders, il nuovo album in uscita il prossimo 25 agosto per l’etichetta Cooking Vinyl. A un primo ascolto, le nuove canzoni sembrerebbero segnare un avvicinamento ulteriore ad un rock di stampo più internazionale che, pur non perdendo quei tratti gitani che lo hanno reso unico nel panorama musicale, sta cambiando sempre più forma. Senza nulla togliere a quello che verrà, è sui vecchi pezzi che il pubblico (compreso il sottoscritto, ndr) si è scatenato di più: partendo da Not a crime per arrivare al gran finale con Think locally, fuck globally, passando per Wonderlust King, Pala tute, Compañera, Immigraniada, Mishto, Undestructable, Start wearing purple e Sally. Tirando le fila della serata, le due ore dei Gogol restano una certezza di divertimento e spettacolo che vale totalmente il prezzo del biglietto!

In apertura di serata è andata in scena la patchanka balcanica dei Dubioza Kolektiv, collettivo bosniaco che unisce allo skacore elementi di reggae, dub, punk ed elettronica, cantando la libera circolazione di persone, culture, musica e molto altro… Contrariamente ai Gogol, il mio amore per loro è nato gradualmente e con un certo livello di diffidenza; conosciuti nel 2012 in un negozio di dischi di Sarajevo e abbandonati temporaneamente causa (a mio giudizio) eccessivo uso dell’elettronica, li ho riscoperti (per fortuna) grazie al loro ultimo lavoro, Happy Machine, uscito lo scorso anno per l’etichetta Musicalista. Anche il loro live si è assestato su livelli e velocità estenuanti, facendo ballare e sudare tutto il Parco della Certosa Reale. In definitiva, anche non conoscendo i testi è stato impossibile restare indifferenti e in disparte di fronte a cotanta energia, culminata con la loro canzone-manifesto, No escape (from Balkan).

Il Flowers Festival, dopo sole tre serate, ha già conquistato tutti: dopo Mannarino, Thegiornalisti e Gogol Bordello + Dubioza Kolektiv, nei prossimi giorni toccherà a Coez + Mecna (venerdì 14), Samuel (sabato 15), The Zen Circus + Fast Animals and Slow Kids (domenica 16), Biffy Clyro (lunedì 17), Einstürzende Neubauten (martedì 18), Brunori SAS + Guido Catalano (mercoledì 19), Le Luci della Centrale Elettrica + Yasmine Hamdan (giovedì 20), Baustelle (venerdì 21) e Levante (sabato 22).

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