Tutti i colori dei Mòn

Nel panorama musicale indie italiano le band che azzardano nello scrivere testi in inglese si contano sulle dita di una mano. A mio modesto avviso, sono ancora meno quelle che avrebbero le carte in regola per lasciare il segno a livello internazionale. I Mòn, giovanissima compagine romana uscita il 12 maggio scorso con l’album di debutto Zama (Etichetta Urtovox/distribuzione Audioglobe, The Orchard/booking L’Eretico), fanno sicuramente parte di questa cerchia: il progetto è nato nel 2014 a Roma e, dagli esordi indie-folk, nel tempo ha preso forma con un sound più variegato, permeato da tantissime influenze, con frequenti cambi di ritmo, velocità e atmosfera. Uno dei fiori all’occhiello dei Mòn è sicuramente il video del primo singolo Lungs, realizzato dall’illustratore Marco Brancato.

I Mòn sono Rocco Zilli (Voce, synth, chitarra), Carlotta Deiana (Voce), Michele Mariola (chitarre), Stefano Veloci (basso) e Dimitri Nicastri (batteria). Ecco la loro intervista! (foto di copertina di Laura Penna)

Ascoltando la vostra musica si notano molte influenze, elencate in modo dettagliato nel comunicato stampa di presentazione: sono il risultato di un compromesso tra le varie esperienze musicali dei componenti della band o sono il frutto di un processo di “selezione naturale”?

La maggior parte delle influenze da noi elencate (Tra gli altri Alt-J, Bon Iver, Nirvana, Beatles, Beirut, ndr) fanno parte di uno stesso ramo musicale, che è stato l’unanime punto di unione tra i nostri personali gusti e esperienze. Abbiamo cercato di prendere il meglio dalle cose diverse che ascoltavamo.

Passando ai testi, ho notato che nelle vostre canzoni ci sono alcuni termini ricorrenti come radici, piedi, coltelli, terra… cosa significano per voi queste parole?

In Zama le parole hanno prevalentemente una funzione immaginifica, che abbiamo usato per cercare di portare l’ascoltatore nei luoghi e nelle sensazioni che volevamo noi, parallelamente alla musica, per questo spesso le parole sono evocative e riconoscibili.

A proposito di terra, traspare un grande attaccamento accompagnato da un certo pessimismo per le sorti di un’umanità autolesionista. Esiste una salvezza? Può essere rappresentata dall’amore?

I nostri testi sono di natura contemplativa, non accusiamo né proponiamo rivoluzionarie soluzioni sessantottine. Guardiamo, amiamo e cantiamo un mondo che non possiamo controllare. Se proprio si vuole trovare una linea risolutiva propositiva in Zama sarebbe proprio questa, la contemplazione di sé e di ciò che ci circonda. In generale noi tutti siamo molto legati al mondo della natura per questo facciamo spesso riferimento ai boschi, alle montagne o al mare. Siamo molto sensibili al fatto drammatico che tutti insieme stiamo distruggendo un angolo di universo così raro, ricco di vita e di bellezza, ma siamo anche consapevoli del fatto che tutto ciò sia inevitabile dal momento che l’uomo è una delle meraviglie di questo mondo.

Sullo sfondo di questi scenari apocalittici, troviamo spesso come protagonista una coppia che fugge per cercare riparo…nel vostro immaginario chi sono questi due personaggi?

Quello che abbiamo cercato di fare nei testi di Zama è anche trasmettere sensazioni personali con un linguaggio universale e di libera interpretazione. Quella coppia è per noi il fulcro del nostro universo, rappresentano la nostra umanità ridotta all’osso, in modo che chiunque si possa impersonare nei “protagonisti” delle nostre storie o almeno partecipare delle loro sensazioni, ma rappresenta anche la maggior parte dei concetti e dei messaggi che volevamo esprimere, che passano attraverso la loro relazione (che non sempre è quella di coppia romantica), e quasi ogni volta simboleggia qualcosa di diverso, permettendoci anche di lasciare molto dell’interpretazione all’ascoltatore.

I vostri testi criptici e simbolici mi ricordano molto lo stile di Vasco Brondi e delle sue Luci della centrale elettrica: è un artista al quale vi sentite affini?

In realtà nessuno di noi è un grande cultore del lavoro di Vasco Brondi. Sicuramente lo conosciamo e ne riconosciamo la grande qualità dei testi, ma non avevamo mai pensato a delle affinità con lui, è anche probabile che forse in qualche modo inconsciamente siamo stati ispirati dalle sue immagini tra i tanti che ci hanno ispirato.

La scelta di scrivere e cantare in inglese da un lato vi consente di raggiungere un pubblico più internazionale ma, dall’altro, vi sottopone ai rischi di un panorama indie nazionale quasi totalmente monopolizzato da testi in italiano. Avete fatto qualche valutazione da questo punto di vista?

Ne abbiamo discusso a lungo, la scelta dell’inglese è venuta naturale al principio, inizialmente il problema non ce l’eravamo neanche posti, ma con l’entrata nella piazza la questione è spuntata fuori. E’ vero che una delle nostre paure per quanto riguarda l’uscire all’estero rimane la concorrenza spietata che c’è nel panorama musicale d’oltralpe, ma noi vorremmo continuare a seguire la strada per noi più naturale e sincera senza farci influenzare da timori o leggi di mercato.

Il vostro album prende il nome dall’omonima piazza di romana. Avete un legame affettivo con qualche luogo in particolare della capitale?

Zama è la piazza dove abbiamo la sala prove e alla quale in qualche modo ci siamo legati. Ma il nome non è stato scelto solo per questo motivo, cercavamo un titolo che evocasse un certo tipo di sensazioni e dopo un’estenuante ricerca ci siamo accorti che era proprio lì, casa nostra.

Uno dei vostri fiori all’occhiello è sicuramente rappresentato dal video del vostro primo singolo, Lungs, realizzato dall’illustratore Marco Brancato. Una scelta originale che si allontana dai canoni classici dei videoclip musicali, a cosa è dovuta?

Uscire con un video in animazione è stato da sempre un nostro sogno, una cosa che abbiamo sempre immaginato al limite dell’irrealizzabile. Poi abbiamo incontrato Marco, con cui ci siamo conosciuti per caso, e con cui è stato amore a prima vista. Dopo aver visto i suoi disegni abbiamo voluto all’unanimità che facesse le grafiche di tutto il disco, un’illustrazione per ogni brano. Volevamo che il disco fosse letto dal suo occhio. Così il sogno di fare un video animato si è sposato perfettamente con l’idea di mantenere una coerenza con le grafiche del disco ed è divenuto realtà grazie alle sue competenze.

Nelle foto del vostro book apparite completamente vestiti di bianco e “decorati” sul viso con pennellate di colore intenso. Siete appassionati d’arte? Cercate volutamente di inserire altre forme di espressione artistica nella vostra musica?

Un gruppo non è fatto di solo dischi, ma di concerti, di persone, di immagini e di liriche, per noi ogni cosa deve essere coerente col resto e non lasciata al caso.

Dove trovare i Mòn sui social

www.facebook.com/monbandofficial

www.instagram.com/mon_band

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