Brunori SAS, in viaggio tra le paure e l’Alta Felicità

È passato quasi un mese dalla tre giorni del Festival Alta Felicità di Venaus (To), la rassegna musical/popolare nata lo scorso anno per celebrare il Movimento NO TAV e tutta la Val Susa. Uno degli ospiti d’eccezione della prima serata, inserito last minute nella line-up su invito dell’attore Elio Germano (da sempre sostenitore del movimento e tra gli organizzatori del festival) è stato Dario Brunori (per tutti Brunori SAS). Il cantautore calabrese ha presentato in versione acustica (pianoforte, voce e chitarra) alcuni brani del suo ultimo e acclamato album A casa tutto bene. Al termine della sua esibizione lo abbiamo intercettato tra la folla per fargli qualche domanda sugli ultimissimi sviluppi della sua carriera. Ecco le sue risposte!

Come diceva Gaber: “Libertà è partecipazione”. In questo periodo di apparente apatia e di politica approssimativa la Valle di Susa sta dimostrando a tutta Italia che, partendo dal basso, è ancora possibile smuovere le coscienze di molti…secondo te la musica e l’arte in generale sono ancora il mezzo migliore per veicolare queste tematiche?

Indubbiamente musica e arte rappresentano una buona esca per attrarre le persone in determinati contesti e far sì che vi sia un contatto con alcune realtà che magari a livello mediatico non sono rappresentate o che generalmente le persone non frequentano. Quindi il mio approccio è tanto quello di veicolare delle riflessioni in canzone, quanto quello di fare in modo che le persone che mi seguono possano entare in contatto con determinate realtà e farsi una loro idea. Non mi piace l’attitudine professorale o dall’alto, mi piace che le persone vadano in un posto e facciano esperienza diretta senza alcun filtro o mediazione.

Il tuo ultimo disco è un disco sulle paure. Ne approfitto per farti una domanda marzulliana: non credi che la vera paura sia il non avere paura?

Vi sono paure concrete e utili, necessarie perché preservano la nostra sopravvivenza, non solo quella istintiva, ma anche quella emotiva e intellettuale. Altre paure sono invece del tutto inutili e ci bloccano in una condizione di assoluta immobilità, lasciando che la vita ci scorra davanti senza assaporarne il gusto. Penso che chi si è mosso in questa valle abbia messo da parte la paura delle ritorsioni e delle conseguenze di una ribellione nei confronti del potere, per affermare con forza il proprio diritto ad una vita di qualità differente.

Ho letto che, per trovare ispirazione, ti sei trasferito per un po’ di tempo in Aspromonte, che è per definizione una zona impervia e isolata che dà emozioni strong. Ricordo di essere stato a Roghudi qualche anno fa e di avere avuto una sensazione di paura e forse angoscia nel trovarmi in un paese abbandonato in cui l’unico rumore era quello del vento. Mi racconti un po’ di questo tuo “ritiro”?

In realtà si è trattato di un’escursione lungo l’area grecanica dell’Aspromonte, una zona che non conoscevo e che è ricchissima sia dal punto di vista storico che naturalistico. Ci sono andato appositamente, perché da bambino associavo l’Aspromonte ai sequestri di persona e ai tristemente noti eventi di cronaca riguardanti la criminalità organizzata. Essendo il disco una sorta di indagine in canzone sulle paure personali e su quelle collettive, mi sembrava un luogo perfetto per iniziare il percorso creativo. In effetti dopo quel viaggio ho iniziato a scrivere e metter giù le prime basi musicali dell’album. In particolare Roghudi mi ha ispirato il brano “La vita liquida”: ho visto nel paese abbandonato una metafora del passaggio dall’epoca dei nostri nonni a quella contemporanea e l’ho ricollegata al concetto di “società liquida” del sociologo polacco Baumann, il quale descriveva la società antica come una società rocciosa, solida, come appunto mi appariva Roghudi, abbandonata a favore di una società liquida come quella moderna in cui tutto ciò che un tempo era stabile (valori, ideali, istituzioni) è divenuto assolutamente aleatorio, con la conseguenza di una maggior paura e incertezza circa il futuro.

Dopo quasi dieci anni di carriera, quattro album e un po’ di fama in più, c’è qualcosa che non rifaresti o che faresti diversamente?

Il passato non si modifica, il futuro non si prevede. Utilizzare l’esperienza passata per non ripetere alcuni errori è fondamentale, ma spesso mi accorgo che anche quelli che reputo passi falsi in realtà sono stati utili a raggiungere determinati obiettivi. Con leggerezza direi che se tornassi indietro forse non indosserei più alcune camicie realmente imbarazzanti!

Il tour estivo della Brunori SAS proseguirà con le ultime tre date a Castagnole Lanze (At) il 30 agosto, Prato il 31 e a Modena il 1° settembre.

Per seguire Dario sul web e sui social

www.brunorisas.it

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twitter.com/BrunoriSas

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