Un po’ di Sugo per il vostro stile!

Una macchia di sugo su un vestito può significare una cosa sola: sancire inequivocabilmente la nostra sbadataggine (o quella di qualcun altro) e costringerci alle prese con acqua, detersivi e lavatrici. Ma come fa una macchia di sugo ad essere sinonimo di stile ed eleganza? Sugo Lab ha ribaltato questa concenzione, rendendo il termine affine alla creatività trasmessa dal riciclo e dal riuso creativo dei capi e dei tessuti esistenti. Sugo è un progetto dalle radici sparse in tutta Italia e in mezza Europa: l’avventura partì nell’ormai lontano 2006 per trovare il suo sbocco naturale a Torino, nel 2014, nella location definitiva di Via Ormea 38b (nel quartiere di San Salvario), dove avviene tutta la produzione.

L’idea della milanese Esia (la mente creativa) e del campano Amedeo (quella amministrativa, contabile e commerciale) è nata nel capoluogo lombardo e si è perfezionata attraverso anni di fiere e mercatini: dalla Spagna a Berlino, passando per la Toscana. Da Milano il viaggio si è concluso a Torino, fin da subito considerata il “luogo adatto perché ti permette di sviluppare la tua attività nel migliore dei modi, con la giusta tranquillità e senza troppe pressioni”. Sugo ricicla abiti usati e pezze di tessuti che le sapienti mani di Esia assemblano in originalissime felpe, maglie, t-shirt, pupazzi e accessori per donna, uomo e bambino. Lo stile casual delle linee si fonde con la comodità, la vestibilità e l’innovazione per trasmettere ai sughi il senso di libertà, nella vita come nell’abbigliamento.

Esia e uno zaino Sugo

Sono proprio i principi produttivi a differenziare Sugo da qualunque altro laboratorio di abbigliamento handmade. I capisaldi dell’intera filiera sono tre: second life, last chance e zero waste. Il concetto di second life si basa sul riciclo di abiti usati, a cui viene data nuova vita grazie alla creatività di Esia mentre quello di last chance prevede l’utilizzo di piccole pezze di tessuto di qualità in stock per realizzare capi a “tiratura limitata”. La filosofia zero waste, infine, permette il riutilizzo degli stessi scarti di produzione per la realizzazione di elementi decorativi e accessori come collane e inserti per magliette: in questo modo nulla viene sprecato o buttato.

Amedeo e la famosa balena Sugo

Le creazioni di Sugo sono perfette dagli 0 ai 90 anni e una delle loro caratteristiche fondamentali è la versatilità. A seconda delle idee e della stoffa è infatti possibile spaziare dallo sportivo all’elegante, fino ad osare con l’abito da cerimonia. Versatilità che, insieme all’originalità delle soluzioni studiate, è testimone di una crescita costante, partita con i felponi di pile per ravers (i frequentatori dei rave, ndr) degli inizi fino ad arrivare ai porta-tabacco e ai marsupi (ribattezzati scherzosamente Marsughi). Il vero simbolo distintivo di Sugo, però, è la famosa balena che ancora oggi rappresenta il suo principale marchio di fabbrica. Inoltre, grazie alle numerose collaborazioni con illustratori e disegnatori del territorio, Esia e Amedeo si stanno proponendo come fulcro per la creazione di una rete della nuova Torino produttiva.

I Marsughi

Il trasferimento a Torino e l’apertura del negozio a San Salvario hanno dato una base definitiva ad un progetto che, nel corso del tempo, da professionale si è trasformato in familiare. Inoltre, hanno permesso di sviluppare un’identità forte ed un solido rapporto con la clientela, incrementato dal passaparola, altrimenti impossibile con il solo commercio itinerante o online. Tutti questi fattori, uniti a una grandissima simpatia e cortesia, hanno reso Sugo un’istituzione della moda torinese, apprezzata anche da molti musicisti e artisti indipendenti come Eugenio in Via di Gioia, Willie Peyote, Giulia’s Mother, Bounce Fm e molti altri che hanno scelto Esia e Amedeo per “vestire” i propri concerti e i propri videoclip.

Sugo su internet e sui social

sugolab.com

www.facebook.com/laboratoriosugo

www.instagram.com/laboratoriosugo

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