Palermo città di cultura, mercati e artigianato

Quella con la Sicilia è, come con la maggior parte delle cose su cui scrivo, una storia d’amore a prima vista. Una storia d’amore cominciata tardi, solamente (ahimè) quattro anni fa. Prima del 2014, la mia idea della Sicilia era filtrata dai racconti mitologici del mio amico e testimone di nozze Angelo (che lì è nato e lì torna tutti gli anni), da vent’anni di cronaca giudiziaria, dai classici stereotipi sui siciliani, da recensioni enogastronomiche eccezionali e da foto fantastiche nelle ricerche di Google. Negli ultimi tre anni, fortunatamente, ho avuto la possibilità di rimediare visitando Catania, la Val di Noto, Palermo, Trapani, San Vito Lo Capo, Agrigento, Marsala, Mazara del Vallo… Qualche settimana fa, indecisi sul luogo in cui trascorrere la nostra prima vacanza in tre, Elisa ed io non abbiamo avuto esitazioni, Sicilia! Tra Catania o Palermo la scelta è ricaduta sulla seconda per un motivo molto semplice: la conoscevamo meno!

Oratorio del Rosario di Santa Cita

Quattro giorni per visitare Palermo sono appena sufficienti ma possono bastare per apprendere la sua cultura ed immergersi, almeno un po’, nella sua atmosfera variopinta e rilassata al limite del pigro (per noi del nord, il bello è proprio questo lasciatemelo dire). Alla seconda visita, abbiamo anche avuto modo di fare quello che più ci piace, ovvero cercare piccole perle nascoste della cultura, dell’enogastronomia a dell’artigianato locale. Prima di partire ho chiesto aiuto ad un’amica che a Palermo è nata: Grazia Inserillo, di professione (nientepopodimenoche) artista! Grazia mi ha consigliato di andare, a colpo sicuro, a visitare gli oratori decorati dal “Bernini siciliano” Giacomo Serpotta, in particolar modo quello di Santa Cita. Mai consiglio fu più gradito e azzeccato: lOratorio del Rosario di Santa Cita è quanto di più spettacolare abbia mai visto, con gli impressionanti stucchi bianchi del Serpotta ad esaltare le pareti alte e luminose. Compreso nel prezzo del biglietto (a soli 5 Euro avrete anche lo sconto per visitare altre attrazioni tra cui la Chiesa di San Cataldo…ne vale la pena) anche l’Oratorio del Rosario di San Domenico, a poche decine di metri di distanza in direzione Vucciria, contenente un capolavoro del celeberrimo pittore fiammingo Antoon Van Dyck. Restando in tema di patrimonio storico/culturale, consigliamo vivamente la visita alla casa-museo di Palazzo Mirto (alla Kalsa): se avete la fortuna (come noi) di andarci fuori stagione, forse la gentilissima guida sarà a vostra completa disposizione per farvi immergere completamente nella vita agiata di una famiglia nobiliare della Palermo antica.

Fontana sulla terrazza interna della Casa-Museo di Palazzo Mirto

Palermo è anche città di commercio e mercati: tra i più famosi Vucciria e Ballarò abbiamo di gran lunga preferito quello del Capo, che anima l’omonimo quartiere alle spalle del Teatro Massimo. Frutta, verdura, pesce, legumi, spezie e street food a km 0 spadroneggiano tra vicoli dove il tempo sembra essersi davvero fermato…allora fermatevi all’Enoteca del Capo e gustate le fritture del vicino banchetto accompagnate dal sublime traminer aromatico siciliano (Kikè) delle Cantine Fina di Marsala. Infine…forse non tutti sanno che a Palermo c’è anche una rete che unisce ingegno, cuori e mani: ALAB – Associazione Liberi Artigiani Artisti Balarm (antico nome arabo di Palermo) ha l’obiettivo di promuovere la riqualificazione urbana e sociale del territorio attraverso la creazione di una rete diffusa dell’artigianato artistico. Grazie ai propri laboratori (più di 50!), sparsi tra il centro storico e i quartieri più periferici, gli iscritti all’associazione (più di 250!) hanno recuperato tantissimi spazi inutilizzati dando sfogo alla proprio creatività. Tra i luoghi più interessanti, segnaliamo Piazza Aragona (sempre alla Kalsa), sede di molti laboratori tra cui FattuRimani (monili in ceramica Raku), Ciatu (che ospita le creazioni in pelle, cuoio e camere d’aria riciclate di Elena e Fabrizio) ma soprattutto la Piccola Fabrica ALAB dove Ilaria Sposito ricicla vele di barca e teloni di autocarri per realizzare borse e accessori dal design incredibile sotto il marchio Junkle e Monica Greco crea i suoi monili Moma.  Uno dei valori fondamentali che contraddistingue ALAB è la condivisione: ogni associato, infatti, ospita nel suo spazio altri artigiani e versa una piccola quota all’associazione per lo sviluppo e la realizzazione di iniziative comuni come la stampa di volantini e brochure e l’organizzazione di eventi. Per la lista di tutti gli artigiani e artisti coinvolti basta dare un’occhiata al loro sito!

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