La band indie-pop degli Egokid

Egokid e Paletti, la salvezza della musica italiana?

In momenti storici e politici particolarmente complicati, la musica ha sempre svolto un ruolo, se non salvifico, oserei dire fondamentale: basti pensare alla poesia impegnata dei cantautori a ridosso del ’68 o alla disillusione del punk nei momenti caldi post ’77. Oggi più che mai, soprattutto in Italia, la musica si sta comportando esattamente all’opposto, rispecchiando la progressiva tendenza all’indebolimento della parola per favorire il mercato. La musica italiana può puntare la salvezza? Assolutamente sì, e ci sono due dimostrazioni lampanti: gli Egokid e Paletti. Come? Puntando alla qualità dei contenuti senza rinunciare ad un suono moderno.

In entrambi i casi parliamo di autorevoli esponenti di quella corrente che, da più parti, è stata definita come “indie pop“, di cui fanno parte molti artisti che hanno però scelto la via più semplice (quella del disimpegno) verso il successo. In entrambi i casi parliamo di musicisti che calcano i palchi italiani da molti anni e che hanno fatto della gavetta la propria arma vincente. 

La copertina dell'album Super di Paletti
La copertina di Super

Per quanto riguarda il cantautore bresciano, dopo il crescente successo ottenuto da Ergo Sum e Qui e ora, nel 2018 è arrivata la conferma con Super, che in copertina riporta una foto del dottor Socrates, il socialista del calcio. Tra i brani spicca La notte è giovane, diventato subito inno generazionale (sono anni che ci provo a dirvi che, la notte in fondo così giovane non è).  Sensazionale anche il ritorno degli Egokid, che dal cantautorato di Troppa gente su questo pianeta hanno virato verso l’elettronica mantenendo intatta l’ironia pungente dei testi di Diego Palazzo e Piergiorgio Pardo (i profili dei fascisti sono pieni di gattini).

Alla coppia aggiungo un nome, quel Giorgio Poi di cui non ho mai avuto grossa considerazione: galeotta fu la visione, da parte mia, di un video in cui il ragazzo (prodigio, a detta di molti) interpreta Il mare d’inverno di Enrico Ruggeri. Fantastica, intensa, con una voce inattesa a renderla particolare senza stravolgerne identità e atmosfera. Da lì è partito il mio interesse verso il suo ultimo album Smog, al primo ascolto decisamente sopra la media ma che, sicuramente, meriterà attenzioni maggiori.

La musica italiana può puntare la salvezza? Assolutamente sì, e ci sono due dimostrazioni lampanti: gli Egokid e Paletti

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